Lettera del parroco per la Quaresima (2) - marzo 2010
27 Febbraio 2010Carissimi,
l’itinerario quaresimale che — cominciato a metà febbraio con la celebrazione delle Ceneri — attraversa l’intero mese di marzo per condurci al Triduo della passione, morte e risurrezione del Signore, nel tentativo di una sincera riscoperta e di un’autentica riappropriazione dell’identità filiale ricevuta nel Battesimo, costituisce un forte invito alla conversione.
I vangeli delle cinque domeniche che nella dimensione liturgica scandiscono questo percorso, secondo il ciclo di letture proprie di quest’anno, si muovono proprio in questa direzione specifica.
Nella 1ª domenica (21 febbraio: Lc 4, 1-13) le tentazioni di Gesù ci ricordano che la conversione consiste innanzitutto in una presa di posizione decisa e decisiva contro le seduzioni del materialismo, del potere e del successo, per affermare, nel tempo difficile e fecondo della prova e della debolezza, l’unica signoria di Dio nel superamento di ogni insidia del diavolo e di ogni tentativo di autosufficienza.
Nella 2ª domenica (28 febbraio: Lc 9, 28-36) la trasfigurazione presenta la conversione come una trasformazione radicale, un diventare “altro”, un cambiamento d’aspetto del volto e un’assunzione di vesti candide e sfolgoranti. E poiché, in particolare, il volto rappresenta l’identità personale e la veste richiama la dignità ricevuta, questa simbologia diventa un invito chiaro a conformarci a Cristo, uomo perfetto nel dono incondizionato di sé e nella disponibilità alla passione come via obbligata per arrivare alle gloria.
Nella 3ª domenica (7 marzo: Lc 13, 1-9) l’invito esplicito alla conversione, nella considerazione dei segni dei tempi e, in particolare, nel segno del fico da tagliare perché non porta frutto ma risparmiato dalla preghiera del vignaiolo che chiede un’altra possibilità, ci sollecita all’urgenza di cambiare vita per non restare vittime di una rovina disastrosa.
Nella 4ª domenica (14 marzo: Lc 15, 1-3. 11-32) la parabola del padre misericordioso ci presenta la conversione come cammino di ritorno verso Dio che ci aspetta (come nel caso del figlio minore) e che addirittura esce a pregarci (come nel caso del maggiore), con la consapevolezza che siamo suoi figli e non semplicemente servi che devono ubbidire. E anche se questo ritorno avvenisse solo per bisogno e non per amore sincero, Dio si accontenterebbe di questo purché torniamo a Lui, e soffocherebbe ogni nostro discorso ipocrita e tornacontista per riversare su di noi il suo amore incontenibile e imparziale.
Nella 5ª domenica (21 marzo: Gv 8, 1-11), infine, il giudizio sull’adultera ci apre alla speranza che, dietro ogni ipocrisia e malizia, al di là di una giustizia fondata sui meriti e sui demeriti, oltre ogni previsione e paura, al termine del cammino della conversione c’è ancora spazio per una misericordia incalcolabile, per un perdono inatteso e per una insperata possibilità di ricominciare da capo.
Alla luce di questo itinerario, che la liturgia della Chiesa ripropone alla comunità credente come occasione favorevole di rinnovamento del cuore e della vita, questa Quaresima sia lo spazio di un’autentica e feconda rinascita per una vita da risorti con Cristo e in Cristo. Vi benedico di cuore.
Scritto da Parrocchia San Francesco di Paola - Joppolo Giancaxio (AG)